Storia - Moto Club Camerino

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Storia

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Dalla pubblicazione: CAMERINO 69 di Angelo Antonio Bittarelli

IL CIRCUITO

Che i camerinesi si faccian prendere "la febbre" è cosa rara, pressoche annuale, da diciannove anni a questa parte, benchè gli organizzatori siano cambiati, quasi a ciclo: 
quando viene luglio e agosto, qualche volta maggio, dal 1950, quasi tutti simettono al lavoro, in piena concordia ed unita di intenti, per preparare il circuito motocicli­stico. 
Febbre di cronisti, febbre di sportivi. E' l'unica febbre che i camerti, cosi maturi e com­passati, freddi e stagionati, si permettono, una volta l'anno.
Gli enti, i commercianti, i cantonieri della provincia e dell'Anas, gli operai del comune. .. si rimboccano le maniche; sotto la guida del moto club e dei suoi presidenti: 
Bonelli il primo, Cardona il piu resistente e gli attivissimi Tonnarelli, Passini, Bogataj.
La provincia ormai ha una vera specializzazione motocrossistica: Sanseverino e Cingoli, Esanatoglia ed Apiro. 
Ma nella velocita solo Camerino: non solo per la provincia, rna per la regione e l'ltalia centrale.
L'onore è grande. Come grandi sono gli ostacoli tecnici ed organizzativi, grandi respon­sabilita e il costo della manifestazione. Dieci anni fa ci si salvo per pura energia e
volonta vitale dalla strage di chiusure imposte dalla commissione interministeriale per ragioni di sicurezza. 
Camerino presentava e presenta eccezionali condizioni di sicurezza. Il caso di coscienza sorto agli organizzatori di quel tempo e positivamente risolto ha data continuita al circuito. 
Se si fosse interrotto per una sola volta, la concessione sarebbe stata perduta irri­mediabilmente. Invece continuita, presso la lega, i centauri, i cittadini, i tifosi. 
Sulla conti­nuita vive il circuito.
Il percorso ha una forma ad anello; lungo 2130 metri, presenta solo due rettifili, il tratto in pianura e di modesta lunghezza, letteralmente strozzato da una curva all'inizio 
e da una volta strettissima a sinistra, alla fine. Forse i punti piu belli e peculiari si trovano sul lata ovest: la prima interminabile curva dopo il rettilineo del traguardo,
tutta visibile da una tri­buna, compiuta dai centauri con spericolatezza, fino a togliere il fiato, a cento all'ora, prima sul margine destro e poi buttati sull"altro lembo, 
a sinistra, acrobati in cerca di stile e di posi­zione per il rettilineo. Il tratto in salita impegna i corridori a sfruttare al massimo le doti di ripresa e di prontezza dei loro mezzi. 
Certa somiglianza topografica ha fatto pensare al cir­cuito inglese "Tourist trouphi".
I centauri non avranno la possibilita di guardare, rna gli spettatori alzeranno pur gli occhi alla cornice maestosa dei Sibillini e godranno la quiete e la primavera agostana 
di questa inimitabile Camerino nella quale si colloca la corsa.
Il fatto che il circuito riscuota ogni anno la significativa adesione di case costruttrici e di atleti laureati o di grande promessa dimostra chiaramente che il fascino della corsa 
è fuori del tempo e riesce a conservare, in virtu dell'impegnativo percorso, il misterioso sapore che gustarono i pionieri.
In occasione della celebrazione del decennio, nel 1961, Mario Cardona, coglieva l'epica visione della gara: "I motori rombano, i cuori battono all'unisono. 
Accanto all'imperiosa pos­sente voce del progresso, è il palpito del cuore umano che ha aiutato l'ingegno e la volonta nella conquista di tutte le mete. 
E' lo stesso cuore che ha sorretto i pionieri nei cimenti piu pericolosi; che ha dato alla scienza, attraverso l'audacia, l'orgoglio della lotta e del trionfo. 
Pulsante, il motore sembra il cuore di un autentico centauro che solo una volonta superiore può dominare nella corsa vertiginosa: il pilota, il Cavaliere che doma e lancia 
dove egli vuole il cavallo da lui catturato".
La prosa di Cardona scorre trionfale; in altri anni è stato Bora a precisare con esattezza geo­metrica, e Fedeli a registrare dati tecnici.
"L'Appennino Camerte" possiede gli articoli della cronaca, anno per anno, e della storia del circuito (ad es. quelli del 12 agosto 1961 e del 4 agosto 1962). 
Il moto club terra in scrigno le sue glorie. Appena "archiviata" la gara del '69, perche non cominciare a pensare al ven­tennio, ad una pubblicazione, con la storia e la cronaca. 
E, piu, noi suggeriremmo, un bel concorso giornalistico sul nostro circuito. E' una maniera poco costosa per farsi propagan­da.

Angelo Antonio Bittarelli


 
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